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Con flotte che crescono fino a raggiungere milioni di dispositivi e implementazioni distribuite su decine di Paesi, il vecchio approccio basato semplicemente sul “mantenere i dispositivi online” non è più sufficiente. La vera sfida si trova negli strati successivi: garantire che i dispositivi rimangano affidabili e sicuri, gestire in modo intelligente il consumo energetico per prolungarne il ciclo di vita, distribuire aggiornamenti in modo affidabile senza interrompere le operazioni, dare senso a enormi flussi di dati e orchestrare tutto questo attraverso reti ibride, geografie diverse e contesti normativi differenti.
Nel 2026, le aziende che considerano le operazioni sui dispositivi una priorità strategica e un vero trend IoT, anziché un aspetto secondario, ottengono un vantaggio competitivo decisivo. I trend che seguono mostrano dove si sta concentrando il settore e perché padroneggiare questi livelli operativi sta diventando fondamentale per scalare le implementazioni IoT.
Per anni, le aziende hanno gestito le proprie flotte utilizzando un insieme frammentato di strumenti: una dashboard per la connettività IoT, un’altra per gli aggiornamenti, uno script personalizzato per la gestione dell’energia, una pipeline cloud per i dati e un ulteriore sistema per la diagnostica. Il risultato è una crescente complessità operativa, che peggiora man mano che le flotte si espandono.
Oggi l’approccio sta cambiando. Sempre più team si orientano verso operazioni unificate sui dispositivi, ovvero un unico livello operativo che integra connettività, aggiornamenti, gestione energetica, sicurezza e diagnostica in una sola piattaforma. Invece di passare da un sistema all’altro o collegare workflow complessi, i team possono monitorare, ottimizzare, aggiornare, proteggere e risolvere i problemi dei dispositivi da un unico punto di controllo.
Le operazioni unificate non sono più un “nice-to-have”, ma rappresentano la base per qualsiasi prodotto connesso che voglia scalare oltre la fase pilota.
Le reti cellulari e LoRaWAN erano un tempo gestite in silos separati: hardware diverso, workflow differenti, approcci distinti. Oggi, però, sempre più aziende le implementano all’interno dello stesso ecosistema, e il 2026 accelera ulteriormente questa convergenza.
Le organizzazioni non scelgono più tra cellulare e LoRaWAN — utilizzano entrambe. Le tecnologie cellulari, inclusi NB-IoT e LTE-M, garantiscono una copertura globale affidabile per asset mobili o ampiamente distribuiti, mentre LoRaWAN consente implementazioni di sensori dense, efficienti e a basso consumo energetico. Ciò che i team cercano è coerenza: modelli di dati condivisi, sicurezza unificata e la possibilità di diagnosticare ogni dispositivo attraverso lo stesso workflow semplice.
La domanda non è più: “Quale rete dobbiamo scegliere?” Ma piuttosto: “Come possiamo orchestrare tutte le reti in modo fluido?”
La durata della batteria non è più un vincolo, ma una variabile di progettazione e di business. Ogni trasmissione non necessaria o modem configurato in modo errato non incide su un singolo dispositivo, ma si moltiplica su migliaia, talvolta milioni, di dispositivi all’interno di una flotta. Costi, complessità operative e impatto ambientale crescono rapidamente.
Oggi le aziende stanno adottando approcci software-first alla gestione dell’energia. I dispositivi regolano dinamicamente il proprio comportamento in base alle condizioni di rete, alle prestazioni in tempo reale e ai modelli di utilizzo previsti. Possono operare in modo più intelligente, anticipando i problemi prima che si verifichino e prolungando la vita operativa senza sacrificare le prestazioni.
La durata della batteria è diventata uno strumento strategico per massimizzare efficienza, affidabilità e valore lungo l’intero ecosistema connesso.
Il GPS è stato a lungo lo standard per il tracciamento, ma è energivoro, costoso e spesso inaffidabile al chiuso. Per anni, tecnologie alternative di localizzazione, posizionamento basato sulla rete, geofencing intelligente e metodi ibridi, si sono sviluppate silenziosamente. Nel 2026 entrano nel mainstream.
Perché ora? I dati di rete sono più ricchi e coerenti a livello globale, gli algoritmi sono molto migliori nell’integrare i segnali e inferire la posizione, e queste capacità funzionano in modo affidabile in diverse regioni, anziché essere legate a un singolo Paese o operatore. Tutto ciò rende la localizzazione senza GPS sufficientemente precisa, prevedibile e scalabile per operazioni reali.
Di conseguenza, le aziende cercano soluzioni pronte per il mercato globale che consentano ai dispositivi di determinare la posizione senza hardware aggiuntivo, senza aspettare il segnale satellitare e senza consumare le batterie. Il cambiamento è particolarmente trasformativo per logistica, magazzini, gestione asset e dispositivi consumer intelligenti, dove la posizione deve funzionare ovunque, non solo all’aperto sotto un cielo sereno.
In molti settori, le soluzioni senza GPS non sono più considerate secondarie, stanno diventando la modalità principale.
Le aziende sono diventate diffidenti nel concentrare l’intera strategia IoT su un singolo provider cloud. Fusioni, vincoli normativi, ottimizzazione dei costi ed evoluzione delle strategie sui dati richiedono flessibilità.
Questa pressione aumenta considerando i cicli di vita IoT. Quando i dispositivi devono funzionare per 10 anni o più, le scelte sul cloud fatte al lancio non devono vincolare l’azienda per un decennio.
Nel 2026, sempre più implementazioni IoT adottano pipeline agnostiche al cloud, sistemi che permettono alla telemetria di fluire verso qualsiasi backend con attrito minimo. Ciò mantiene lo strato IoT stabile e duraturo, anche se provider cloud, regioni o strategie dati cambiano nel tempo.
Una scelta sbagliata del cloud può vincolare l’azienda per dieci anni, la libertà architetturale è l’unica opzione sicura.
I modelli tradizionali di roaming non erano pensati per l’IoT moderno. Sono imprevedibili, opachi e vulnerabili a eventi locali. L’industria si sta quindi orientando verso architetture IoT globali che si basano meno sugli accordi telecom e più su infrastrutture software distribuite.
Nel 2026, le aziende adottano backbone di rete multi-core e multi-regione che mantengono visibilità, autenticazione e stabilità dei dispositivi, anche durante interruzioni di rete. L’affidabilità non deriva più dai contratti statici, ma dal routing software dinamico, dal failover in tempo reale e dalla gestione unificata del traffico.
Con la crescita dei deployment IoT, le aziende si rendono conto che connettività e software IoT sono solo due pezzi del puzzle. Il terzo, spesso trascurato, è l’expertise.
I team tecnici si affidano sempre più a ingegneri IoT specializzati che comprendono il comportamento dei modem, le condizioni radio, l’ottimizzazione energetica, le idiosincrasie del firmware e il debug complesso. Questi esperti assumono ruoli che vanno dall’accelerazione del deployment al salvataggio operativo, fungendo da estensione dei team interni. Nel 2026, l’expertise diventa un differenziatore strategico.
I dispositivi trasmettono dati di telemetria più ricchi che mai: diagnostica multimediale, dati avanzati sui veicoli, modellazione ambientale e altro ancora. Le opzioni di connettività ad alta capacità diventano sempre più diffuse e l’adozione continua a crescere.
Tuttavia, il vero insight è questo: non è la larghezza di banda a generare valore IoT, è l’intelligenza. Un deployment intelligente non trasmette tutto, continuamente. Filtra i dati al margine, invia selettivamente e segnala solo quando accade qualcosa di rilevante, ad esempio inviando diagnostica ad alta risoluzione solo dopo il rilevamento di un’anomalia.
Le aziende più efficaci non sono quelle con i canali dati più grandi, ma quelle che usano i dati in modo efficiente: compressione intelligente, trasmissione selettiva e automazione delle azioni successive.
Una grande banda permette nuove idee. L’intelligenza operativa le trasforma in risultati concreti.
Uno degli indicatori più chiari della maturità IoT è quanto poco le organizzazioni vogliano pensare alla connettività. Vogliono un unico SKU che funzioni ovunque, un profilo globale, un unico layer operativo e comportamento coerente tra le regioni.
Nel 2026, la connettività diventa infrastruttura, affidabile, prevedibile e invisibile. L’attenzione si sposta completamente sul software e sull’intelligenza che vi poggia sopra. Quando la connettività passa in secondo piano, l’IoT ha raggiunto la maturità.
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